La presidenza tedesca UE (di Cosimo Risi)

Il programma della presidenza tedesca del Consiglio UE è un inno all’ottimismo della volontà politica dopo il pessimismo dell’intelligenza finanziaria. Nella crisi 2008 – 13 il dogma dell’austerità di bilancio promanava da Berlino alla zona euro. Circoli del Nord ipotizzavano la bipartizione della moneta unica in una valuta per i paesi sani e in una per i malati.

Nel 2008 Angela Merkel assunse per la prima e ultima volta la presidenza del Consiglio europeo, dal 2009 l’incarico sarebbe stato affidato ad un presidente fisso e non rotatorio. Il Trattato costituzionale era stato bocciato in Francia e nei Paesi Bassi, bisognava salvare il salvabile di quell’impianto per dare vita ad un nuovo e meno controverso patto fra le parti contraenti: il Trattato di Lisbona.

In questo semestre 2020 la Cancelliera non dirigerà il vertice, dirà comunque la sua sui principali dossier, consapevole com’è che la Germania è il socio di riferimento dell’Unione. Tutti gli stati membri sono uguali ai sensi del Trattato, qualcuno è più uguale degli altri.

L’asse franco – tedesco non è più quello di una volta, le difficoltà della Francia sono rese evidenti dal cambio del Primo Ministro dopo le lezioni amministrative,  regge sotto altre forme parimenti efficaci nei momenti topici. Dalla video-conferenza di Emmanuel Macron e Angela Merkel è emersa la proposta anti – crisi.

Mettere a disposizione un’ingente somma di risorse europee a fondo perduto a favore degli stati membri più colpiti dalla pandemia. Il mercato unico e la zona euro devono sopravvivere alla scossa, le fughe in avanti di alcuni e l’arretratezza di altri sarebbero un male fatale quanto il virus.

La conversione alla generosità è il tratto caratterizzante il semestre tedesco e la vicenda politica della Cancelliera. Avendo annunciato il ritiro dalla scena nel 2021,  non ha competizioni elettorali da affrontare e lascia il  partito in buone condizioni. Vuole scrivere la storia come Helmut Kohl, il suo mentore. Storia personale e storia nazionale si intrecciano con la vicenda europea.

Il sodalizio con Ursula von der Leyen è la nota potenzialmente vincente. Dopo la sortita della Cancelliera, la Commissione ha proposto il pacchetto Next Generation EU, forte di 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti. Si aggiungano le misure ex MES e SURE ed il piatto è decisamente ricco.

Il motto della presidenza tedesca è in linea con l’assunto del rilancio dell’Unione: “Insieme. Rendere di nuovo l’Europa forte”. Lo spazio principale è dedicato a contrastare le conseguenze della pandemia. Il rilancio dell’economia gioverebbe al sistema tedesco, che non può fare a meno dei partner per l’ormai irreversibile globalizzazione delle produzioni e degli scambi. Le partite correnti vedono una riduzione delle esportazioni per il 13% nel 2020. I conti con l’estero resterebbero attivi ma sarebbero meno sgargianti che in passato.

Il programma della Germania incrocia il New Green Deal della Commissione. Avviare l’Europa verso il traguardo della neutralità ambientale. La digitalizzazione. L’autonomia dai fattori esterni per certe produzioni. La ricerca del consenso sociale mediante gli strumenti di lotta alla disoccupazione e per il salario minimo. La parità di generi. Il contrasto del razzismo e dell’antisemitismo. Il ripristino della legalità democratica laddove è minacciata dalle nuove forme di autoritarismo.

E infine la difesa comune per contare di più sulla scena internazionale. L’Europa deve confrontarsi con l’incerta direzione americana, attende con ansia il risultato elettorale di novembre. La Russia dell’eterno Putin può essere una minaccia o un’opportunità, nessuno meglio della Germania coglie la sensibilità del dilemma. Con la Cina certi punti andranno ridiscussi, in primis le regole sugli investimenti, senza però cedere alla logica  del confronto.

Molti obiettivi per appena sei mesi. E’ una sfida lanciata alla comunità internazionale e prima ancora al proprio paese. Berlino è chiamata ad una prova di leadership che finora non ha raccolto nel modo giusto. La guida dell’Unione impone il senso di responsabilità e la cognizione dell’interesse generale. In una parola: la piena europeizzazione della Repubblica Federale.

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