Piccola storia di un campione salernitano- uruguagio


Bologna 1936-1941: Gli uruguaiani che facevano tremare il mondo

di Alberto Cuomo Il grande Bologna degli Anni ’30 nasce dopo la delusione del sesto posto nel campionato del ‘29. I dirigenti bolognesi riuscirono a comporre una squadra fondata sul vivaio locale con innesti per così dire internazionali. “Per così dire” perché molti erano emigrati italiani di ritorno come il salernitano Francesco Fedullo, detto “Piteta”. Il Bologna gioca bellissimi campionati, piazzandosi terzo nel ’31, secondo nel ’32 e vincendo successivamente scudetti con l’apporto della mezz’ala salernitana, centrocampista di contrasto e di ripartenza.

Fedullo (che la grafia esatta vuole con una elle sola, ma in Italia sempre con due), classe 1905, fu il primo italo-uruguagio di origini salernitane a tornare nella terra dei padri. Aveva cominciato a tirare i primi calci nell’Istitucion di Montevideo, una società minore nel grande giro della capitale uruguaiana.  L’Istitucion non aveva certamente il blasone del Nacional o del Penarol, ma era una società che spesso aveva allevato buoni elementi. Fedullo venne in Italia a neanche 21 anni, segnalato da Ivo Fiorentini, un giramondo gran conoscitore del calcio sudamericano. Accettò di buon grado il trasferimento in Italia, si dice, anche per sfuggire una squalifica rimediata a causa di una aggressione a un arbitro, che invece era stata condonata. In realtà il calcio uruguaiano dettava legge nel mondo e la nazionale celeste che aveva vinto per ben due volte consecutive (1924 e 1928) le Olimpiadi non dava spazio alle ambizioni di chi pure, come Fedullo, era dotato. Il giovane salernitano scelse così la strada del ritorno rimanendo in Italia otto anni. Di taglia media, dotato di tecnica sopraffina, Fedullo costruiva l’azione ma sapeva anche concluderla a rete. Dotato di un tiro potente contribuì con Sansone, Andreolo e “testina d’oro” Puricelli a ben 4 scudetti tra il 1936 e il 1941.

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