L’incerto destino d’Europa (di Cosimo Risi)

Il Consiglio europeo del 19 giugno s’è chiuso con un nulla di fatto. Clima costruttivo, atmosfera positiva: questi i commenti di alcune delegazioni ad attenuare il fatto che la proposta della Commissione, la Next Generation EU da 750 miliardi di euro, richiede ulteriori negoziazioni. Una sessione a metà luglio e forse un’altra a ridosso di agosto. Urge deliberare le misure, altrimenti l’autunno sarà caldo di rivendicazioni sociali specie negli stati membri più provati.

Il 1° luglio la Germania assume la presidenza di turno del Consiglio UE, non del Consiglio europeo che è appannaggio stabile di Charles Michel. E’ un dettaglio procedurale, lo scoppio della crisi ha coinciso con la conversione di Angela Merkel e la sua assunzione a leader del Continente. Da custode dell’ortodossia finanziaria è divenuta paladina della spesa. Non solo in Germania, dove grazie alla finanza stabile mette in campo risorse ingenti per la ripresa, ma in seno all’Unione dove predica l’adozione di misure espansive. E non solo per motivazioni economiche.

Certo, rileva per la Germania che il mercato unico funzioni e la zona euro regga, ne va delle sue esportazioni e del suo sistema industriale fortemente integrato. Rileva soprattutto la tenuta dell’Unione, che è messa a repentaglio dagli sbalzi di umore del Presidente americano, dal confronto con la Cina, dall’irrisolto rapporto con la Russia.

L’Unione è esposta in tutte le direzioni. Il lato sud è sguarnito a seguito della crisi libica. Il cosiddetto processo di Berlino, dove si cercò di mettere insieme i frammenti del puzzle libico, non è mai decollato. La missione europea IRINI per il controllo dell’embargo è irrisa dal traffico di armi via terra. La presenza della Turchia al fianco di Serraj lo ha salvato dalle milizie di Haftar ma  per affermare le pretese neo – ottomane.

La Turchia a Tripoli significa un volume di affari di ogni tipo, significa il controllo  dei flussi migratori da sud verso l’Europa continentale, dopo quello sulla rotta balcanica a est. La Turchia è membro NATO, ma di incerta affidabilità avendo preso a giocare a tutto campo: si veda l’acquisto dalla Russia di sistemi d’arma.

Ad un anno dal ritiro dalla vita politica, all’apice della popolarità per come conduce la campagna anti – COVID, Angela Merkel può contare in Europa, oltre che sul Presidente francese, sul sodalizio al femminile con Christine Lagarde, ospitata a Francoforte, e Ursula von der Leyen, già sua Ministra della Difesa.

Alcune sue dichiarazioni sono dettate alla cronaca per essere consegnate alla storia. Parole che in altre persone suonerebbero ampollose, pronunciate da lei recano il segno della visione strategica. L’Europa “è una finestra democratica di libertà ed eguaglianza”. Noi [tedeschi] “non possediamo l’Europa, la formiamo”. L’Europa è “il continente dell’aperto e dinamico ordine delle libertà e della pace”.

La retorica europeistica diventa impegno all’unità europea su basi nuove e insieme antiche. La riscoperta del principio di solidarietà, il valore della coesione economica, sociale, territoriale. I concetti iscritti nei Trattati ora hanno le gambe per marciare sul terreno. Hanno il fiato lungo dell’impegno di Berlino e Parigi e delle capitali affini. A distanza di trenta anni dall’unificazione siamo prossimi a realizzare la profezia di Helmut Kohl: la Germania europeizzata.

Sul loro cammino gli ostacoli sono numerosi. Gli stati membri frugali del nord e quelli dell’est di nuova adesione  pongono riserve sul pacchetto finanziario. Non li convincono l’ammontare complessivo e l’articolazione fra sovvenzioni e prestiti. Alcuni di loro vorrebbero conservare il meccanismo dei rimborsi, i famigerati “rebate” introdotti all’epoca della Signora Thatcher e che sopravvivono al recesso del Regno Unito.

C’è da lavorare in questo esordio d’estate.

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